“Non tutti i problemi di comunicazione nascono da informazioni false. Alcuni nascono da informazioni vere che nessuno ha ritenuto necessario spiegare.”
Quando si parla di alimentazione, spesso si sente invocare il diritto del consumatore a sapere. È un principio che non solo condivido pienamente, ma che sono personalmente impegnato a costruire costantemente sia con i miei blog anti-fake sul settore avicolo, sia nell’ambito del sociale cui sono legato.
Esiste una curiosa contraddizione: alcune informazioni sono perfettamente disponibili, previste dalla normativa e riportate persino in etichetta, ma rimangono sostanzialmente sconosciute alla maggior parte delle persone fino a quando qualcuno non le trasforma in uno scandalo.
La Carne Separata Meccanicamente, più nota con la sigla CSM, è uno degli esempi più evidenti.
Molti consumatori ne sentono parlare solo quando un video, una fotografia o un post virale la presenta come una sorta di segreto nascosto dell’industria alimentare. A quel punto la reazione è quasi inevitabile: se non ne sapevo nulla, significa che qualcuno mi ha nascosto qualcosa.
La realtà è spesso più semplice, ma proprio per questo meriterebbe di essere spiegata meglio. La carne separata meccanicamente è una materia prima ottenuta recuperando la carne che rimane aderente alle carcasse dopo le normali operazioni di sezionamento. Attraverso specifici processi meccanici, questa parte viene separata dalle ossa per essere successivamente utilizzata nella produzione di determinati alimenti.
Si tratta quindi di un prodotto legale, regolamentato e identificato da precise norme che ne disciplinano produzione, utilizzo ed etichettatura. Detto così, qualcuno potrebbe chiedersi: perché questa informazione è così poco conosciuta? La risposta, probabilmente, non riguarda la normativa ma la comunicazione.
Molti comparti produttivi sembrano temere che spiegare apertamente determinati processi possa generare reazioni negative. Il risultato, però, è spesso l’opposto. Quando l’informazione viene lasciata in una zona d’ombra, anche se tecnicamente pubblica, qualcuno prima o poi la scopre e la racconta utilizzando le proprie chiavi interpretative. E queste chiavi interpretative raramente puntano alla comprensione; molto più spesso puntano all’indignazione.
È un fenomeno che ho osservato molte volte occupandomi di fake news e narrazioni distorte nel settore avicolo. Non sempre la disinformazione nasce da informazioni false. Talvolta nasce da informazioni vere, ma mai contestualizzate. E proprio per questo la trasparenza non consiste soltanto nel rendere disponibili le informazioni, ma anche nel renderle comprensibili.
Per questo il mio obiettivo non è difendere o criticare la CSM. Non sto sostenendo argomenti per apprezzarla. Non sto nemmeno affermando che il consumatore non abbia il diritto di interrogarsi sui processi industriali che stanno dietro agli alimenti che acquista, anzi.
Sostengo una cosa diversa: è difficile formulare un giudizio equilibrato su ciò che non si conosce. Sapere che cos’è la carne separata meccanicamente, come viene ottenuta, in quali prodotti può essere utilizzata e quali norme ne regolano l’impiego non obbliga nessuno a consumarla. Consente semplicemente di esprimere un’opinione basata sui fatti anziché sulle suggestioni.
La vera trasparenza non consiste nel convincere il consumatore che una scelta sia giusta. E non è trasparenza evitare di informarlo nel timore che il prodotto non sia gradito come ci si attende. La vera trasparenza consiste nel mettere il consumatore, reale o potenziale, nelle condizioni di capire che cosa sta scegliendo.
Ne sto parlando perché credo che il punto più interessante sia proprio questo: quando un settore rinuncia a spiegare ciò che fa, lascia inevitabilmente che siano altri a raccontarlo al suo posto. Con esiti che non sempre aiutano la conoscenza, ma quasi sempre alimentano il sospetto. Tra sapere e immaginare esiste una differenza sostanziale, ed è proprio nello spazio lasciato vuoto dalle spiegazioni che spesso nascono le fake news.
Approfitto di questo articolo per sottolineare che lo scopo delle informazioni che divulgo da questo blog è di colmare il vuoto comunicativo che lascia spazio alle interpretazioni più estreme. In altre parole, quando si rinuncia a raccontare alcuni aspetti della propria attività, in questo caso la filiera avicola, perché si temono reazioni negative, si finisce spesso per ottenere il risultato opposto. Non si evita infatti il giudizio, come si vorrebbe avvenisse, ma si rinuncia a contribuire alla sua formazione, consentendo ad altri di riempire quel vuoto con affermazioni di comodo quasi mai attinenti alla realtà.
Le fake news non prosperano soltanto dove ci sono informazioni false, ma anche dove mancano contesto, spiegazioni e normalizzazione di fatti reali.
Nota informativa
La carne separata meccanicamente (CSM) è ottenuta recuperando la carne che rimane aderente alle ossa dopo il sezionamento mediante processi meccanici controllati. Il suo utilizzo è disciplinato dalla normativa europea, che ne definisce le condizioni di produzione e di impiego. Quando presente negli alimenti, deve essere indicata in etichetta con la specifica denominazione “carne separata meccanicamente”, consentendo al consumatore di riconoscerne la presenza e orientare consapevolmente le proprie scelte.