Chi controlla che la terra non sia “malata”?

La sicurezza alimentare comincia molto prima del campo.

L’agricoltura è il Produttore Primario, il punto di origine biologico di ogni catena alimentare. È la terra che nutre le piante e le piante che nutrono noi – direttamente o attraverso gli animali che si nutrono delle piante o di animali che se ne nutrono.

Per questo la qualità del suolo non è un tema agronomico per addetti ai lavori: è un elemento strutturale della sicurezza alimentare.

Un terreno sano sostiene la vita vegetale, mantiene la biodiversità, regola l’acqua, evita accumuli di contaminanti. Un terreno “malato”, invece, può trasferire alle colture sostanze indesiderate: metalli pesanti, idrocarburi, pesticidi vietati, contaminanti industriali.

Da qui nasce una domanda semplice e cruciale: chi controlla che i terreni agricoli non siano contaminati, degradati o pericolosi?

La risposta è articolata, perché coinvolge una rete di enti italiani ed europei che operano su due livelli complementari:

  • I controlli ambientali sul suolo.
  • I controlli sanitari sui prodotti agricoli raccolti.

I controlli sul suolo: la salute della terra come bene pubblico

In Italia la tutela del suolo è regolata dal D.Lgs. 152/2006, che definisce procedure, responsabilità e soglie di contaminazione. Quando si sospetta un inquinamento – sversamenti, uso di sostanze vietate, vicinanza a industrie – intervengono diversi soggetti pubblici.

ARPA – Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente

Sono i laboratori pubblici che analizzano campioni di suolo, acqua e sedimenti. Cercano:

  • metalli pesanti (cadmio, arsenico, piombo),
  • idrocarburi,
  • pesticidi vietati,
  • diossine, IPA, PFAS (dove previsto),
  • contaminanti industriali.

Le ARPA sono l’ossatura tecnica del sistema: producono dati, misurano, certificano.

Carabinieri Forestali e NOE (Nucleo Operativo Ecologico)

Indagano su reati ambientali:

  • sversamenti abusivi,
  • discariche illegali,
  • uso illecito di fitofarmaci,
  • traffico di rifiuti pericolosi.

Sono l’elemento investigativo e repressivo del sistema.

ICQRF – Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi

Organo del Ministero dell’Agricoltura. Effettua ispezioni nelle aziende agricole, verifica l’uso corretto dei prodotti fitosanitari e la tracciabilità delle produzioni.

È il ponte tra ambiente, agricoltura e sicurezza alimentare.

Il livello europeo: la scienza che guida i controlli

L’Unione Europea non effettua campionamenti diretti dei suoli agricoli, ma stabilisce le regole scientifiche e i criteri di sicurezza che gli Stati devono applicare.

EFSA – European Food Safety Authority

Valuta:

  • il destino ambientale dei pesticidi (degradazione, accumulo nel suolo),
  • la tossicità per organismi del suolo,
  • l’impatto sulla biodiversità microbica e sugli artropodi non bersaglio.

Le sue linee guida sono la base tecnica dei controlli nazionali.

Commissione Europea – DG SANTE

Coordina i controlli ufficiali (Reg. UE 2017/625) e aggiorna i Limiti Massimi di Residuo (LMR) nei prodotti alimentari (Reg. CE 396/2005).

Laboratori di Riferimento dell’UE

Sviluppano metodi analitici armonizzati per suolo, acqua e alimenti, garantendo che le analisi siano comparabili in tutta Europa.

I controlli sui prodotti agricoli: ciò che arriva al consumatore

Poiché ciò che è nel suolo può trasferirsi alle piante, l’Italia applica il Piano Nazionale di Controllo Ufficiale dei Residui di Pesticidi, coordinato dal Ministero della Salute.

ASL – Servizi Igiene Alimenti e Nutrizione (SIAN)

Prelevano campioni di frutta, verdura, cereali nei campi, nei mercati, nei centri di confezionamento.

Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS)

Analizzano i campioni per verificare che i residui non superino i LMR stabiliti dalla legge.

NAS – Carabinieri Antisofisticazioni

Intervengono quando emergono:

  • alimenti contaminati,
  • uso di sostanze non autorizzate,
  • frodi o pratiche pericolose.

Livello europeo: monitoraggio dei residui

L’UE coordina un programma pluriennale di monitoraggio dei residui di pesticidi. I dati mostrano che:

  • circa l’1–2% dei campioni italiani ed europei risulta non conforme,
  • i prodotti importati presentano percentuali più alte di irregolarità.

L’Italia è tra i Paesi con la rete di controllo più capillare.

Agricoltura biologica: controlli aggiuntivi e indipendenti

Se un terreno è destinato al biologico, ai controlli statali si aggiungono quelli degli Organismi di Certificazione autorizzati dal Ministero (ICEA, Suolo e Salute, Bioagricert…).

Questi enti eseguono:

  • analisi preventive del suolo,
  • controlli documentali,
  • verifiche a sorpresa,
  • audit annuali.

Il sistema è armonizzato dal Regolamento UE 2018/848.

Tre aspetti che raramente entrano nella comunicazione pubblica

  1. a) I controlli non riguardano solo i pesticidi

Si cercano anche:

  • metalli pesanti,
  • diossine,
  • PFAS,
  • micotossine,
  • contaminanti industriali.
  1. b) Un suolo può essere “malato” anche senza inquinamento

Problemi agronomici come:

  • perdita di sostanza organica,
  • compattazione,
  • salinizzazione,
  • impoverimento della biodiversità microbica, possono compromettere la qualità delle colture.
  1. c) L’UE sta uniformando i metodi di campionamento

Dal 2027 entrerà in vigore un nuovo regolamento che renderà identici i metodi di prelievo e analisi in tutta Europa.

In sostanza la sicurezza alimentare comincia dal suolo

La salute del suolo è la prima garanzia della salute delle piante, degli animali e delle persone. L’Italia dispone di una rete di controlli tra le più articolate d’Europa, integrata da un quadro scientifico europeo che definisce criteri, limiti e metodi.

La domanda “chi controlla che la terra non sia malata?” ha quindi una risposta chiara: una rete coordinata di enti ambientali, sanitari, investigativi e scientifici che lavorano insieme per proteggere il Produttore primario e, attraverso lui, tutti noi.

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Autore: Nbs