Antibiotici nel pollo: ciò che il consumatore deve sapere e ciò che il settore deve finalmente dire

Immaginate una piazza. Da una parte ci sono i consumatori, persone comuni che fanno la spesa, che cercano rassicurazioni, che non hanno tempo per decifrare linguaggi tecnici. Dall’altra ci sono gli addetti ai lavori: veterinari, tecnologi, allevatori, ricercatori, comunicatori del settore avicolo. E io sono qui in mezzo, a parlare a entrambi. È quello che sto facendo da tempo con questo blog.

Perché su un tema come quello degli antibiotici nel pollo, non possiamo più permetterci che le parole vadano in una direzione e la percezione in un’altra.

Ora parlo ai consumatori:

“Da questo blog vi dico la verità semplice, quella che nessuno vi dice con chiarezza”

Parto da voi perché siete qui con una domanda che spesso non pronunciate, ma che vi attraversa:

“Ma nel pollo che compro ci sono antibiotici?”

La risposta è semplice, e ve la dico senza giri di parole: no.

La carne avicola che arriva nella GDO è priva di antibiotici. Non perché “lo dicono le aziende”, ma perché lo impone la legge, lo garantisce la veterinaria moderna, lo confermano i controlli ufficiali. Gli antibiotici, quando servono, vengono usati come farmaci, non come scorciatoia produttiva. E soprattutto vengono usati con tempi di sospensione che assicurano che non ci siano residui nella carne.

Questa è la realtà dei fatti. E se non la sentite dire spesso, non è perché non sia vera: è perché il settore non la comunica con la chiarezza che merita.

Ora invece parlo agli addetti ai lavori:

“Da questo blog vi dico da tempo che il vostro linguaggio tecnico è diventato pubblico, che lo vogliate o no”

Mi rivolgo a voi, professionisti del settore avicolo perché continuo a vedere che siete abituati a parlare tra di voi di “riduzione dell’uso di antibiotici”, di “strategie alternative”, di “immune reprogramming”, di “microbiota”, di “innovazione terapeutica”. È il vostro linguaggio, ed è legittimo.

Ma c’è un punto che non potete più ignorare: quel linguaggio non resta dentro la vostra cerchia, non è più da tempo “interno” al vostro ambiente… finisce su LinkedIn, sui portali di settore, sugli articoli che Google indicizza, sui video che YouTube suggerisce. E quando un consumatore ci inciampa, non interpreta: deduce. E spesso deduce male.

Se leggo “ridurre l’uso di antibiotici”, e non so nulla di normative, di tempi di sospensione, di protocolli veterinari, la mia mente non pensa alla ricerca. Pensa al frigorifero. Pensa al pollo che compro. Pensa: “Ma allora prima c’erano? E adesso li stanno togliendo?”

Questo è il cortocircuito comunicativo che rischia di farvi male, anche quando fate tutto bene.

C’è una verità che deve unire chi produce e chi consuma

Cari consumatori e gentili addetti ai lavori, vi chiedo di guardare insieme lo stesso punto:

il pollo che arriva sulle tavole è sicuro, controllato, privo di antibiotici. E il lavoro che il settore fa per ridurre ulteriormente l’uso terapeutico degli antibiotici riguarda l’allevamento, non il prodotto finale.

Non c’è nessun “ripulire la carne”. C’è un migliorare le pratiche. C’è un investire in benessere animale, biosicurezza, nutrizione di precisione, genetica, gestione sanitaria. C’è un settore che, negli ultimi dieci anni, ha fatto passi avanti enormi.

Ma se questi passi vengono raccontati con un linguaggio che sembra confermare un problema che non esiste più, allora la comunicazione diventa un boomerang.

Perché? Ma perché oggi serve un salto culturale, non solo tecnico

Il settore avicolo è uno dei più avanzati in Europa. Ma non basta essere avanzati: bisogna essere comprensibili. E non basta essere comprensibili: bisogna essere consapevoli.

La comunicazione interna è già comunicazione esterna. Non esiste più un recinto chiuso. Ogni parola tecnica può diventare un messaggio pubblico. E ogni messaggio pubblico può diventare un dubbio.

Per questo, agli addetti ai lavori dico: non cambiate ciò che fate, cambiate come lo raccontate. Non abbiate paura della trasparenza: è la vostra forza. E ricordate che rassicurare non significa semplificare, significa spiegare.

E ai consumatori dico: fidatevi, ma chiedete chiarezza

La fiducia non è un atto di fede: è un patto. E questo patto si regge su due pilastri: la responsabilità di chi produce e la curiosità di chi consuma.

Chiedete chiarezza, pretendete spiegazioni, non accontentatevi di slogan. Il settore avicolo ha molto da raccontare, e quando lo fa bene, la distanza si accorcia.

Questa piazza virtuale è una piazza da cui vi invito a credere che consumatori e aziende possono capirsi… se qualcuno traduce

Io, in questa piazza immaginaria, provo a fare da ponte. A dire ai consumatori che il prodotto è sicuro. A dire al settore che la sua comunicazione deve diventare più consapevole. A dire a entrambi che la trasparenza non è un rischio ma un investimento.

Gli antibiotici nel pollo non sono un problema del prodotto. Sono un tema della ricerca, della gestione sanitaria, dell’innovazione. E se lo raccontiamo bene, smetterà di essere un terreno di fraintendimenti e diventerà un esempio di responsabilità condivisa.

Io e i miei blog siamo qui per agire come mediatori culturali sempre più necessari.

 

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Autore: Nbs