Feci avicole (pollina) per l’economia circolare e la nutrizione del suolo

Fra ciò che viene prodotto nella conduzione di un allevamento avicolo, oltre a uova e carne, ci sono anche i prodotti “secondari”, fra cui uno che potremmo definire cruciale per la sostenibilità degli allevamenti: la “pollina” ovvero i reflui avicoli.

La pollina, lungi dall’essere uno scarto, è in realtà una risorsa inestimabile che chiude il ciclo di ciò che avviene in un allevamento diventando un fertilizzante, cioè un vantaggio concreto e sostenibile rispetto ai fertilizzanti chimici.

Cosa rappresenta in sostanza la pollina?

  • È un fertilizzante organico ricco di azoto, fosforo e potassio, elementi essenziali per la crescita delle colture.
  • Permette di reintrodurre i nutrienti estratti dal terreno (tramite il mangime vegetale) direttamente nel suolo, chiudendo il ciclo dell’agricoltura e dell’allevamento.
  • L’uso della pollina riduce la dipendenza dai fertilizzanti chimici di sintesi, che sono ad alta intensità energetica, e migliora la salute del suolo, agendo come una forma poco discussa di Responsabilità Ambientale.

Il ruolo della pollina nel settore avicolo è quindi un valore aggiunto per una filiera alimentare che intenda essere integrata e responsabile.

È tuttavia importante trattare l’argomento della pollina considerandone l’acidità, la correzione del pH e i potenziali rischi sanitari. Per farlo è fondamentale una visione completa e responsabile per affrontare e mitigare i rischi potenziali.

Mi sono focalizzato quindi sulle preoccupazioni di un consumatore attento.

La Pollina: da “scarto” a risorsa, gestione del rischio e circolarità

L’utilizzo della pollina (che potremmo anche definire il “letame avicolo”) rappresenta un pilastro dell’Economia Circolare, perché va a chiudere/integrare il ciclo dei nutrienti. Tuttavia, la sua gestione richiede una certa competenza per mitigare due fattori critici:

  • il suo potere potenziale di acidità/alcalinità
  • i rischi sanitari legati ai patogeni.

La correzione e l’ottimizzazione del suolo (PH e Ammoniaca)

Potrebbero infatti esserci legittime preoccupazioni sull’acidità o sui poteri della pollina, anche se la questione più rilevante è sostanzialmente legata alla sua ricchezza di nutrienti, in particolare l’azoto, che vanno gestiti diluendone il “potere potenziale”.

Proviamo ad affrontare questi aspetti

Elevato Azoto e potere Alcalino

La pollina fresca ha un contenuto molto elevato di azoto (sotto forma di acido urico), che si converte rapidamente in ammoniaca nell’ambiente. L’ammoniaca, quando viene applicata al suolo in grandi quantità e senza controllo, può aumentare temporaneamente il pH del terreno (cioè renderlo più alcalino) e danneggiare le piante.

La gestione: il compostaggio e la maturazione

Per attenuare questo suo potere e renderla un fertilizzante efficace e sicuro, la pollina non viene applicata fresca, ma sottoposta a compostaggio o maturazione. Questo processo, che può includere la miscelazione con materiale “carbonioso” (come paglia o segatura), permette:

  • La stabilizzazione dei nutrienti – L’azoto si converte da ammoniaca instabile in forme organiche stabili, riducendo le perdite per volatilizzazione.
  • La riduzione del volume – Il compostaggio riduce significativamente il volume e il peso del materiale.

I rischi sanitari da patogeni e da migrazione batterica

La gestione sanitaria è il punto più critico, soprattutto nel contesto degli allevamenti intensivi che generano grandi volumi.

Il rischio di patogeni

La pollina è l’habitat naturale per microrganismi di interesse sanitario, tra cui il batterio Salmonella e l’Escherichia coli (E. coli). La migrazione di questi patogeni nell’ambiente o nella filiera alimentare è la legittima preoccupazione prioritaria.

La soluzione arriva dalla Termalizzazione

Il processo di compostaggio controllato (noto anche come termalizzazione) è la forma di mitigazione principale. Durante questo processo, le alte temperature raggiunte all’interno della massa in decomposizione (55^C – 65^C) agiscono come un trattamento di igienizzazione termica.

Eliminazione batterica: queste temperature sono sufficienti a distruggere la stragrande maggioranza dei batteri patogeni e dei semi infestanti, rendendo il fertilizzante finale sicuro per l’uso agricolo.

Il controllo della migrazione

Per prevenire la migrazione (quello che può succedere ad esempio tramite l’acqua piovana o il ruscellamento), la pollina matura deve essere stoccata in luoghi coperti e impermeabilizzati, lontana da corsi d’acqua. La gestione responsabile dei reflui impone che l’uso e la distribuzione del fertilizzante organico siano monitorati in base alla capacità di assorbimento del terreno (il fabbisogno agronomico).

La Responsabilità Circolare

L’utilizzo della pollina è l’esempio perfetto di come un’alta efficienza produttiva (generazione di grandi quantità) debba essere affiancata da un’alta Responsabilità Gestionale.

Il successo della chiusura del ciclo con la pollina non dipende solo dalla sua ricchezza nutrizionale, ma dalla garanzia che i processi di stabilizzazione (compostaggio) e igienizzazione termica siano eseguiti in modo rigoroso. Solo in questo modo il settore avicolo può considerare di trasformare eticamente uno “scarto” in una risorsa sostenibile che nutre il suolo in modo circolare e sicuro.

Aggiungo un elemento cruciale che rafforza ulteriormente la gestione responsabile della pollina: la normativa e il concetto di bilancio dei nutrienti.

Questi dettagli trasformano la gestione della pollina da una semplice pratica agricola a una responsabilità ecologica tracciabile per l’allevatore.

La pollina tra normativa e bilancio nutrizionale

Normativa e obbligo di responsabilità

Il ruolo della pollina come risorsa non è lasciato alla discrezione del singolo allevatore, ma è gestito da precise normative, soprattutto nell’Unione Europea, che garantiscono un utilizzo sicuro e responsabile:

  • Il “Regolamento sui sottoprodotti di origine animale” (Reg. CE 1069/2009): questo regolamento classifica la pollina come un sottoprodotto di Categoria 2 e ne stabilisce i rigorosi requisiti di trattamento. L’uso come fertilizzante è permesso solo dopo la termalizzazione o la conversione in compost (come discusso in precedenza), garantendo la distruzione dei patogeni.
  • La Direttiva Nitrati (91/676/CEE): questa direttiva impone limiti alla quantità di azoto organico che può essere distribuita sul terreno agricolo. Questo è fondamentale per prevenire l’inquinamento da nitrati delle acque sotterranee.

L’allevatore, per legge, deve rispettare il fabbisogno agronomico dei campi, cioè applicare solo la quantità di nutrienti che la coltura può effettivamente assorbire. Questo rende la gestione dei reflui un esercizio di responsabilità ambientale e non di smaltimento.

Il bilancio dei nutrienti: la tracciabilità circolare

Un agricoltore responsabile non si limita a produrre un fertilizzante sicuro; ne garantisce la tracciabilità e l’equilibrio:

  • Prevenzione dell’eccesso: l’alto contenuto di nutrienti della pollina è un vantaggio solo se utilizzato correttamente. La normativa e le buone pratiche agricole richiedono che l’allevatore tenga un bilancio dei nutrienti (o nutrient mass balance): si misura l’azoto in input (attraverso il mangime) e l’azoto in output (nella pollina, nel prodotto e nelle perdite).
  • Circolarità tracciabile: l’obiettivo è minimizzare le perdite di azoto nell’ambiente e assicurare che la quantità di pollina distribuita sui terreni (propri o di terzi) corrisponda esattamente al fabbisogno delle colture. Questo non è solo riciclo, ma responsabilità ecologica misurabile che chiude il ciclo in modo sostenibile, rispettando i limiti della natura.

La gestione della pollina è un processo regolamentato, da mantenere tale e scientificamente controllato, che concretizza il concetto di responsabilità ambientale. Esistono sistemi evoluti di trattamento e trasformazione delle deiezioni ancora poco diffusi e sottovalutati… un tema collaterale da sviluppare in altri contesti.

NB: sui temi della “Responsabilità ecologica Circolare” appena descritti, la circolarità e altri temi rilevanti sulla definizione dell’importanza del settore avicolo e delle innovazioni che possono essere applicate per il beneficio di tutti i soggetti coinvolti nella filiera (non ultimo il consumatore) ho preparato un documento proprietario e protetto dal diritto d’autore -pensato per il rispetto dei consumatori, ma dedicato al settore- di cui parleremo prossimamente.

Pietro Greppi

-advisor per l’etica in comunicazione
-mediatore culturale fra settore avicolo e consumatori
-fondatore di Scarp de’ tenis

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Autore: Staff