POLLO DI OGGI E POLLO DI IERI: COSA NON DICONO QUELLE IMMAGINI?

Tra le immagini che più frequentemente circolano online ci sono quelle che confrontano il “pollo di ieri” con il “pollo di oggi”. Abbiamo chiesto alla dott.ssa Assunta Susanna Bramante di aiutarci a leggere questi contenuti con spirito critico, andando oltre gli slogan e cercando ciò che davvero ci raccontano i dati.

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“Da qualche tempo circolano sui social immagini che mettono a confronto un pollo degli anni Quaranta con uno moderno. Da una parte un animale piccolo, giallo e apparentemente “naturale”; dall’altra un pollo molto più grande, accompagnato da parole come OGM, antibiotici, glifosato e acqua iniettata. Il messaggio implicito è tanto semplice quanto ingannevole: un tempo il pollo era sano e naturale, oggi sarebbe un prodotto artificiale e potenzialmente pericoloso.

Il problema non è porsi domande sulla qualità del cibo. Il problema nasce quando una fotografia viene utilizzata al posto di dati e conoscenze scientifiche, finendo per alimentare percezioni distorte e paure non supportate dalle evidenze. Per capire cosa è realmente cambiato bisogna invece distinguere tra evoluzione degli allevamenti, sicurezza alimentare, nutrizione e benessere animale.

Perché il pollo di oggi è molto più grande?

Il pollo moderno è più grande non perché “gonfiato”, come si vorrebbe far credere nell’immagine. I broiler, cioè i polli selezionati per la produzione di carne, sono il risultato di anni di selezione genetica, miglioramento dell’alimentazione, controllo delle malattie e delle condizioni di allevamento. I dati storici (1) mostrano quanto la crescita del pollo da carne sia cambiata profondamente nel corso del Novecento.

Già nel 1959, una pubblicazione del CREA (2) descriveva per l’Italia un broiler di circa 1,35 kg raggiunto in nove settimane, sottolineando i progressi ottenuti attraverso il miglioramento genetico e l’alimentazione di precisione. A livello europeo, l’EFSA ha stimato che nella seconda metà del XX secolo il tasso di crescita dei broiler sia aumentato di circa quattro volte, principalmente grazie alla selezione genetica. Non si tratta quindi di un pollo “pompato” artificialmente, ma del risultato di decenni di selezione e innovazione.

Va ricordato, tuttavia, che la crescita più rapida degli animali è stata oggetto anche di valutazioni sul piano del benessere animale. Le autorità scientifiche europee evidenziano infatti la necessità di monitorare e gestire con attenzione gli aspetti sanitari e di welfare associati ai moderni sistemi produttivi. Questo non mette in discussione l’origine della maggiore crescita, ma aiuta a contestualizzarla correttamente.

Il pollo giallo era davvero più naturale?

Il colore della carne e della pelle può dipendere da diversi fattori, tra cui genetica, età dell’animale e alimentazione. In particolare, una dieta ricca di mais e di altri alimenti contenenti pigmenti vegetali può contribuire alla colorazione gialla della pelle e del grasso. Questo era anche più evidente in alcune produzioni tradizionali, dove il mais rappresentava una componente importante dell’alimentazione.

Ma il colore, da solo, non è un indicatore di salute, valore nutrizionale o qualità della carne: una fotografia non può dirci quanto fosse “migliore” quel pollo rispetto a quello di oggi.

Anche il liquido rosato che si vede talvolta nella confezione del pollo non è semplicemente “sangue”. Si tratta principalmente di acqua e componenti provenienti dal muscolo, tra cui la mioglobina, e viene comunemente indicato come liquido di sgocciolamento. La normativa europea (3) stabilisce requisiti precisi e controlli sul contenuto di acqua delle carni avicole, distinguendo l’acqua naturalmente presente nella carne da quella eventualmente assorbita durante i processi di lavorazione e raffreddamento.

OGM, antibiotici e “sostanze chimiche”

Anche in questo caso una parola può creare molta più paura di quanto dicano i fatti. Nell’Unione europea (4) gli OGM destinati ad alimenti e mangimi sono sottoposti a procedure di autorizzazione e valutazione del rischio. Inoltre, un animale alimentato con mangime contenente OGM non diventa per questo un “animale OGM”. Sono concetti differenti.

Gli OGM autorizzati nell’Unione europea sono sottoposti a valutazioni scientifiche caso per caso. Sulla base delle evidenze disponibili e delle valutazioni delle autorità competenti, non sono stati individuati rischi per la salute umana legati agli impieghi autorizzati. Le autorità scientifiche che ne valutano la sicurezza considerano pertanto gli OGM autorizzati sicuri per gli usi previsti.

Lo stesso vale per gli antibiotici. Nell’Unione europea il loro impiego come promotori della crescita è vietato. Quando vengono utilizzati per curare un animale, devono essere rispettati specifici tempi di sospensione prima che l’animale o i suoi prodotti possano entrare nella filiera alimentare, e sono previsti controlli ufficiali sui residui.

La normativa europea (5) stabilisce inoltre che gli antimicrobici siano utilizzati in modo prudente e responsabile. I dati confermano una forte riduzione del loro impiego: secondo EFSA, EMA ed ECDC (6), tra il 2014 e il 2021 il consumo di antibiotici negli animali destinati alla produzione alimentare nell’UE è diminuito del 44%.

Anche i controlli sui prodotti alimentari mostrano un livello di conformità molto elevato (7). L’idea che gli antibiotici vengano aggiunti abitualmente per far crescere gli animali più velocemente o che siano normalmente presenti residui farmacologici nelle carni o nelle uova non corrisponde al quadro normativo e al sistema di controlli vigente nell’Unione europea.

Acqua, Cloro e Glifosato

Esistono prodotti a base di carne nei quali possono essere aggiunti acqua, sale o altre sostanze. Quando previsto dalla normativa, questo deve essere indicato in etichetta. Non è quindi corretto trasformare automaticamente la presenza di acqua nella confezione nella storia di una presunta “iniezione clandestina”.

Anche il tema del cloro viene spesso utilizzato senza distinguere tra sistemi normativi differenti. Nell’Unione europea non esiste una pratica standard di lavaggio del pollo con il cloro come quella comunemente associata alla produzione statunitense. Le sostanze utilizzate per la decontaminazione devono rispettare precise condizioni e autorizzazioni europee (8).

E il glifosato? Non è un ingrediente del pollo. È un erbicida e, come altri pesticidi, può lasciare residui nelle colture. Per questo l’Unione europea stabilisce limiti massimi di residuo (9) e svolge programmi di monitoraggio sugli alimenti.

Parlare di “pollo al glifosato”, senza indicare quantità, origine e limiti di legge, non fornisce un’informazione utile sulla sicurezza dell’alimento, ma rischia di generare confusione e allarmismo.

Il vero significato di quelle immagini

Il pollo degli anni Quaranta apparteneva a un sistema produttivo completamente diverso: cresceva più lentamente, la genetica era diversa e anche veterinaria, alimentazione, igiene, refrigerazione e biosicurezza erano molto meno avanzate rispetto a oggi.

La vera differenza è che oggi disponiamo di strumenti molto più sofisticati per individuare i rischi, controllare i residui, monitorare le contaminazioni e intervenire tempestivamente lungo tutta la filiera.

Il pollo di oggi è il risultato di una profonda evoluzione produttiva, che ha portato importanti progressi sul piano dell’efficienza, della disponibilità alimentare e dei controlli di sicurezza, pur lasciando aperto il dibattito su alcuni aspetti del benessere animale e dei modelli produttivi.

La lezione, quindi, non è che “oggi il cibo è pieno di sostanze chimiche” né che “una volta era tutto naturale e migliore”. Le preoccupazioni dei consumatori meritano attenzione, ma per essere comprese devono essere accompagnate da dati, contesto e capacità di distinguere tra ipotesi, percezioni ed evidenze.

Per questo, prima di condividere un’immagine costruita per suscitare allarme, vale la pena fare una cosa molto semplice: cercare i dati. Il buon senso alimentare non consiste nel fidarsi ciecamente del passato o del presente. Consiste nell’imparare a distinguere ciò che sembra vero da ciò che è realmente dimostrato.”

 

  1. https://www.nationalchickencouncil.org/about-the-industry/statistics/u-s-broiler-performance/
  2. https://www.crea.gov.it/documents/68457/0/Annuario_1959_Volume%2BXIII%2B%284%29.pdf/5d0210ed-1b7b-e482-2139-82aef8f0f356?t=1669109517677
  3. https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2008/543/oj/eng
  4. https://food.ec.europa.eu/food-safety/animal-feed/genetically-modified-feed_en
  5. https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2019/6/oj
  6. https://www.efsa.europa.eu/en/news/multi-agency-report-highlights-importance-reducing-antibiotic-use
  7. https://www.efsa.europa.eu/it/news/veterinary-drug-residues-food-whats-latest-eu
  8. https://www.efsa.europa.eu/en/topics/decontaminating-substances
  9. https://www.efsa.europa.eu/en/topics/pesticide-residues-food

 

Dr.ssa Assunta Susanna Bramante

Diet and Nutrition Adviser, Meat Specialist, Science Communicator, Agronomo PhD in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti nei Paesi a Clima Mediterraneo

www.genbioagronutrition.blogspot.com

www.susannabramante.blogspot.com

 

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Autore: Nbs