Chi sta cercando lavoro nell’avicoltura e cosa ci sta dicendo questo fenomeno?

Negli ultimi mesi mi è capitato di osservare un fenomeno che inizialmente avevo considerato episodico ma che, con il passare del tempo, ha assunto dimensioni sufficientemente rilevanti da meritare qualche riflessione.

Attraverso gli articoli pubblicati sui miei blog e i contenuti condivisi sui social professionali, sono entrato in contatto con un numero crescente di operatori del settore avicolo provenienti da Paesi molto diversi tra loro. Alcuni scrivono dall’Asia, altri dal Medio Oriente, altri ancora dall’Africa o dall’Europa orientale. Le loro competenze sono altrettanto diverse: tecnici di allevamento, specialisti della biosicurezza, veterinari, professionisti del marketing agroalimentare, esperti di incubazione e persino operatori specializzati nel sessaggio delle uova o dei pulcini.

Molti di loro mi pongono sostanzialmente la stessa domanda: conosci aziende che stanno assumendo? Potresti segnalare il mio profilo? Potresti indicarmi a chi rivolgermi?

La cosa che più colpisce non è la richiesta in sé. A colpire è la disponibilità che molti manifestano a trasferirsi anche a migliaia di chilometri di distanza pur di continuare a lavorare all’interno del settore avicolo.

Di fronte a questo fenomeno credo valga la pena fermarsi a riflettere.

Perché professionisti che possiedono competenze spesso molto specifiche scelgono di continuare a investire la propria carriera proprio in questo comparto? Perché cercano opportunità internazionali in un settore che, almeno nella rappresentazione pubblica più diffusa, viene frequentemente descritto come problematico, criticato o addirittura destinato a essere superato da modelli alternativi?

Probabilmente una prima risposta risiede nella natura stessa dell’avicoltura moderna.

Chi lavora quotidianamente nel settore sa che l’avicoltura contemporanea è molto diversa dall’immagine che spesso arriva ai consumatori. È una filiera che investe in ricerca, genetica, nutrizione, benessere animale, automazione, intelligenza artificiale, biosicurezza e sostenibilità. È un ambiente professionale in continua evoluzione che richiede competenze tecniche sempre più avanzate.

In altre parole, chi opera dall’interno vede un settore vivo, non un settore in declino.

Esiste poi una seconda considerazione, forse ancora più interessante.

L’avicoltura rappresenta oggi una delle filiere agroalimentari più globalizzate al mondo. Le conoscenze sviluppate in un Paese possono essere applicate in molti altri contesti produttivi. Un veterinario, uno specialista di incubazione o un tecnico della biosicurezza acquisiscono spesso competenze che risultano spendibili ben oltre i confini nazionali.

Questa dimensione internazionale crea una sorta di mercato globale delle competenze, nel quale professionisti provenienti da aree geografiche molto diverse cercano occasioni di crescita, confronto e valorizzazione professionale.

Il dato più interessante riguarda proprio la natura delle figure che si propongono.

Molti possiedono specializzazioni estremamente specifiche. Non si presentano genericamente come persone in cerca di lavoro. Si definiscono esperti di attività che richiedono esperienza, conoscenze pratiche e formazione specialistica, e questo suggerisce una realtà spesso sottovalutata: il settore avicolo moderno non richiede soltanto manodopera. Richiede competenze.

Credo sia anche per questo che numerose aziende, in molte parti del mondo, lamentano difficoltà nel reperire personale qualificato mentre, parallelamente, molti professionisti cercano canali attraverso cui rendere visibili le proprie capacità.

Si crea così un paradosso interessante: competenze disponibili da una parte e fabbisogni professionali dall’altra che non sempre riescono a incontrarsi.

Naturalmente non dispongo degli strumenti per valutare i curricula che ricevo né per trasformarmi in intermediario occupazionale. Tuttavia il fenomeno merita attenzione perché racconta qualcosa che raramente emerge nel dibattito pubblico.

Racconta l’esistenza di una comunità professionale internazionale fatta di persone che continuano a studiare, specializzarsi e investire il proprio futuro nell’avicoltura. Una comunità che, al di là delle polemiche e delle narrazioni ideologiche, sembra considerare questo settore non come un residuo del passato, ma come uno spazio nel quale costruire opportunità, innovazione e sviluppo.

È probabile che, anche in questo caso, la domanda più interessante non sia quanti professionisti stiano cercando lavoro nell’avicoltura, ma perché così tanti professionisti, provenienti da Paesi e culture diverse, continuino a considerarla una prospettiva nella quale vale la pena credere.

L’aspetto più interessante di questo fenomeno è che queste persone non stanno semplicemente cercando un lavoro. Stanno esprimendo una fiducia. Quando professionisti provenienti da Paesi, culture e contesti molto diversi dichiarano di essere disponibili a trasferirsi dall’altra parte del mondo pur di continuare a lavorare nell’avicoltura, stanno implicitamente affermando che vedono in questo settore una prospettiva, una crescita possibile, un futuro professionale nel quale vale la pena investire. Una convinzione che nasce dall’esperienza diretta e che, proprio per questo, costituisce anche una silenziosa risposta a quelle narrazioni che continuano a descrivere il settore più attraverso pregiudizi e slogan che attraverso la conoscenza dei fatti.

Una considerazione finale: se il settore fosse davvero così arretrato, primitivo, non attento alle opportunità di miglioramento o privo di prospettive come spesso viene raccontato dai suoi detrattori, allora perché professionisti qualificati provenienti da Paesi diversi continuerebbero a voler costruire lì la propria carriera?

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Autore: Nbs