Meglio polli allevati all’aperto o in aziende protette?

Chi ci segue sa che su questo argomento ci torniamo spesso.

Se lo facciamo è perché sempre più spesso sentiamo e vediamo servizi e articoli che puntano il dito sugli allevamenti avicoli “industriali”, che sono certo di grandi dimensioni, ma che sono anche il miglior sistema che ha la società iper popolata in cui ci troviamo (fra non molto saremo circa 8 miliardi su questo pianeta) per disporre di proteine accessibili e cioè a basso costo, sempre disponibili, sicure sul piano sanitario e di qualità controllata.

Quando infatti ci si chiede se i polli e le galline di cui ci nutriamo dovrebbero essere “liberi” invece che “rinchiusi” negli allevamenti industriali (che sono poi allevamenti organizzati in modo professionale), ci si dimentica di considerare che:

  • le aziende avicole strutturate (intensive e protette) sono il risultato dello sforzo di produrre cibo per la popolazione mondiale ed esistono con la precisa funzione di consentire all’umanità di avere fonti di cibo sane, controllate, economiche e facilmente reperibili;
  • gli allevamenti avicoli protetti garantiscono agli animali una qualità di vita molto elevata rispetto a quella che vivrebbero in natura;
  • tali allevamenti esistono solo perché i prodotti che generano sono molto richiesti, per scopi ovviamente alimentari.

Qual è la condizione migliore per un pollo?

I polli “liberi”, laddove esistono, sono in ambienti “rurali” (piccole fattorie) o tenuti nei cortili delle famiglie degli allevatori. In questi casi gli animali affrontano difficili condizioni “naturali” e potenziali sofferenze.

Gli animali allevati dall’industria avicola invece, beneficiano di un riparo, migliori condizioni abitative, mangime garantito, assistenza sanitaria e protezione dai predatori… che sono condizioni migliori, rispetto ai loro simili nei cortili, comunque strettamente correlate allo scopo per cui vengono allevati.

Il pollo libero, proprio perché esposto alle intemperie, alle malattie e ai predatori, non è infatti così sicuro di poter vivere più a lungo di un pollo da carne destinato alla macellazione in una data specifica che gode di una vita breve, ma di una qualità migliore grazie all’intervento umano.

Una morte programmata non è necessariamente un male per loro e, anzi, una morte prematura senza dolore potrebbe addirittura essere vista come un fatto positivo rispetto alle potenziali sofferenze future dovute alla vecchiaia o a una malattia. Tuttavia, queste sono considerazioni che tendono a paragonare i polli alle persone e ad equiparare le aspettative umane alle presunte aspettative di un pollo.

Inoltre è importante notare che ogni produzione agricola destinata alla nostra alimentazione (anche solo di coltivazione di vegetali) comporta sempre e comunque vittime e distruzione dell’habitat: le vittime sono quelle dovute allo smembramento di conigli, topi, uccelli che nidificano sul terreno, anfibi e rettili, insetti, vermi, lumache… causato dalle macchine agricole guidate dall’uomo con le quali passa per coltivare la terra.

Anche gli alimenti vegetali quindi possono avere conseguenze “dannose”: quinoa, soia, olio di palma, anacardi, avocado e colture in serra producono danni ambientali e una perdita di fauna selvatica che potrebbe addirittura aumentare se i vegani aumentassero di numero, … problema che si verificherebbe pure se gli orientamenti vegani inducessero cambiamenti anche parziali nelle diete della popolazione onnivora.

La soluzione migliore è sempre quella di una dieta equilibrata, che gli estremisti invece rifiutano a priori senza rendersi conto delle conseguenze che produrrebbe il dar loro ascolto.

Anche lo “specismo” è miope

Gli attivisti “non specisti” si oppongono all’uccisione di tutti gli animali per uso umano e non accettano alcuno standard di benessere come condizione sufficiente, oggettivamente vogliono solo l’eliminazione totale dell’allevamento, perché lo considerano uno sfruttamento immorale indipendentemente dagli sforzi fatti dagli allevatori per creare condizioni molto elevate di benessere animale.

Ci sono diverse forme di attivismo che comprendono sia coloro che vorrebbero estendere un progetto vegano all’intera società, sia coloro che in modo più aperto e ragionevole chiedono standard di benessere per gli animali da allevamento, utilizzando il metodo della pressione mediatica e del dialogo con gli stakeholder trasversali.

Le varie forme di attivismo includono sia coloro che vorrebbero applicare un progetto vegano all’intera società, sia coloro che, in modo più aperto e ragionevole, richiedono standard di benessere per gli animali da allevamento, utilizzando il metodo della pressione mediatica e del dialogo con le parti interessate di tutti i partiti.

Le valutazioni etiche di chi promuove l’ostilità verso l’allevamento sono, tuttavia, per lo più considerazioni personali che possono riflettere interessi ristretti o motivazioni dubbie di chi le proclama. Si tratta spesso di argomentazioni strumentali e molto suggestive, ma prive di sostegni scientifici e spesso anche paradossali.

Le preoccupazioni vegane siamo certi siano “genuine”. Tuttavia non si può fare a meno di notare siano il riflesso di convinzioni e atteggiamenti di quei militanti che fanno osservazioni relative al proprio contesto sociale, formulando ipotesi molto discutibili e soprattutto non verificabili sui bisogni e i desideri del bestiame. Va anche notato che i vegani descrivono la loro lotta come universale sebbene non abbiano un sostegno così vasto per affermarla, di fatto limitato alle classi medie delle città occidentali, in ambienti religiosi caratterizzati da atteggiamenti severi, soprattutto da parte di chi considera impuri i cibi di origine animale.

Queste forme di estremismo si radicano poi a livello strettamente economico e commerciale, che ne sfrutta l’intensità e le stesse forme di comunicazione, sviluppando attività commerciali il cui unico obiettivo è rispondere alla domanda dei consumatori. Ma questo è un tema che apre anche a considerazioni tutt’altro che connesse al benessere animale e alla corretta alimentazione.

N.B.: sullo specismo verificatene su wikipedia il significato e le varie implicazioni.

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Autore: Staff